Il giorno prima del Disastro
Pianeta: Anralrest
Pov : Hedea
- Signorina Hedea. Signorina si svegli! -
Mi svegliai contro voglia al richiamo della cameriera di famiglia. Ma ormai ero sveglia, così a malincuore mi alzai. Soddisfatta nell'essere riuscita a svegliarmi, la cameriera mi volò attorno e con un sorriso a trentadue denti, cominciò a parlare.
- Buon giorno Signorina ha dormito bene? Vuole che chiami le altre cameriere per aiutarla a vestirsi? -
- Buon giorno a te Iris, sì ho dormito bene, e no grazie, mi cambio da sola. - Risposi alla pixie.
- Va bene, comunque volevo avvisarla che suo padre la sta aspettando per la colazione. - e detto ciò se ne andò, lasciandomi sola nella mia stanza.
Tirai un sospiro di sollievo quando sentii che la cameriera aveva desistito. Non sopportavo che qualcuno mi vestisse, era una cosa che sapevo fare benissimo da sola. Così mi avviai all'armadio, scartai subito i vestiti eleganti e scomodi da indossare, mi piaceva essere libera quando mi muovevo, una cosa che a mia madre non approvava per niente. Come tutte le cose che io facevo del resto. Ma io non volevo essere come tutte le altre elfe o elfi. Io voglio essere me stessa e non un elfa uguale a tutti con le stesse idee e pensieri. Presi dei pantaloni verdi e una camicia a maniche corte del medesimo colore, poi mi misi delle spalliere verdi con il bordo dorato, ed infine pettinai in fretta i miei capelli biondi sistemandoli dietro alle mie orecchie a punta. Finito di prepararmi mi avviai a scendere nella sala da pranzo.
Come aveva detto la pixie trovai mio padre già lì intento a mangiare la sua colazione, seduto con quella sua posa da militare, degna del generale dei ranger del mio popolo.
Così a passo spedito mi sedetti vicino a lui.
- Buon giorno padre. - dissi io sedendomi
- Buon giorno Hedea. Dormito bene? - Mi domandò lui.
- Certamente Padre.- Gli risposi cominciando a servirmi.
- Bene così sarai in forze per l'allenamento speciale di oggi. - Mi rispose lui sorridendo.
Alla parola allenamento speciale quasi mi strozzai con la mia colazione. Mio padre era sempre stato fermo dell'idea che quando io sarei stata pronta, un giorno ,io avrei preso il suo posto. Da quando ero piccola mi aveva sempre sottoposto con allenamenti con la spada, l'arco e nell'utilizzo della magia. Pertanto non mi spaventavano di certo degli allenamenti. Ma... I suoi allenamenti speciali erano quelli che temevo di più, erano oltre il massacrante. Di norma li faceva sempre quando qualcosa non andava o stavo battendo la fiacca come diceva lui, ma dato che negli ultimi tempi non mi sembrava di essere peggiorata, significava solo una cosa c'era qualcosa che non andava.
- Va bene padre finisco di mangiare e vado in palestra. - Gli risposi prontamente
- Perfetto figliola allora ci vediamo fra poco, io intanto vado a finire gli ultimi preparativi. - Rispose lui dandomi una pacca alla schiena.
Dopo il pasto andai in fretta in camera mia prendendo sia l'arco che la spada e mi recai alla palestra.
Come al solito l'allenamento si era dimostrato molto duro. Mio padre mi fece esercitare sia con la spada che con l'arco e la magia. Mi l'asciò solo dopo cinque ore buone, soddisfatto delle mie capacità.
- Ben fatto Hedea devi migliorare ancora su diversi campi ma... Sei migliorata tantissimo in questi tempi. - Mi rispose lui congratulandosi con me.
- Grazie padre. - Gli risposi io sorridendogli.
- A giuso! Prima che mi dimentichi, tua madre ti vorrebbe parlare quindi dopo esserti cambiata, vai nella sua stanza. - Mi rispose vedendo che io mi stavo già avviando nella mia stanza per lavarmi.
Appena compresi che mia madre voleva parlarmi mi fermai. Se mia madre mi voleva parlare per me il concetto era chiaro: si annunciava un grosso litigio.
- va bene padre dopo ci andrò. - Gli risposi io e mi avviai con passo spedito nella mia stanza piena di dubbi su cosa volesse dirmi mia madre.
Dopo essermi lavata e cambiata andai nella stanza di mia madre .
Arrivata alla porta di mia madre bussai
La stanza di mia madre era enorme. Aveva delle pareti gialle decorate da immagini e da delle sue opere. Al suo interno vi erano sculture, strumenti musicali, dipinti, grandi librerie piene di volumi di ogni genere; (in particolare libri di magia e di musica) ed era adornata di piante e di profumi di fiori.
Mia madre stava in piedi, intenta ad accarezzare i libri della sua libreria.
- Salve madre, mio padre aveva detto che volevate vedermi, di che si tratta? - Gli domandai io.
- Hedea hai fatto presto.- Disse lei interrompendo quelle carezze ai suoi libri per voltarsi verso di me. - Beh sì, volevo vederti, devo parlarti di una cosa molto importante. - Continuò lei.
- Di che si tratta? - Domandai io diventando seria.
- Ti ricordi di Jier Deviar, l'elfo del sole, figlio dell'ambasciatore del clan del sole? Vi siete incontrati qualche mese fa a quel ballo dove hanno partecipato le quattro tribù.-
Mi fermai a riflettere, mi ricordai di quell'elfo che si era guadagnato in quel ballo le attenzioni di molte elfe era si e no più grande di me di diciotto anni*...
- Sì ho presente ma di vista, non ho mai parlato con lui. -
- O di questo avrete tutto il tempo, non ti preoccupare. - Rispose mia madre sorridendomi.
In quell'istante il mio cuore perse un battito.
- Madre non vorrete dirmi che... - Risposi io, sperando fin all'ultimo che la mia idea fosse una grossa sciocchezza, che mia madre volesse dirmi tutt'altra cosa.
- E invece sì – Rispose mia madre prontamente, frantumando tutte le mie speranze.
- Ieri sera il padre di Jier ha chiesto per il suo figlio la tua mano. E io ho acconsentito.
E non fare quella faccia signorina, la famiglia dell'ambasciatore è un ottimo partito. Molte elfe darebbero qualsiasi cosa per essere al tuo posto. Jier è un elfo di enormi virtù e qualità è anche un abile guerriero, ho sentito dire. che ha come istruttori dei maestri formidabili inoltre, sposandolo potresti essere in una posizione molto avvantaggiata. - Ma io non l'ascoltavo, ero arrabbiata e delusa non volevo sposarmi, figuriamoci alla mia età. Infondo avevo 140 anni* avevo tutta una vita davanti a me.
- Hedea ! Ascoltami quando parlo insomma! - Mi rimproverò mia madre. Da lì non ce la feci più e scoppiai.
- No! Per una volta ascoltami tu! - Cominciai a gridare
- Promessa sposa a un elfo che ho visto solo una volta! E senza chiedermi niente! Non m'importa se è il figlio dell'ambasciatore o altro! Io non sposerò mai un elfo che non conosco e che non amerò mai! Lo capisci? - Dissi io furiosa non volevo, non volevo proprio sposarmi soprattutto con uno come lui.
- Basta così Hedea! Ormai io ho deciso e non si discute! Tu lo sposerai che ti piaccia o no! - Disse mia madre alzando la voce.
- Domani verrà nella nostra residenza per incontrarti e prefissare il giorno delle nozze e sarà meglio per te che lo tratterai con il massimo dei riguardi, mi sono spiegata! - continuò mia madre. Stavo per ribattere ma infondo sapevo che avevo le mani legate, la legge parlava chiaro. Quando un padre chiede la mano di un elfa per il figlio e i genitori di quest'ultima accettavano, non si poteva più sciogliere l'accordo. Ma se pensavano che io avrei fatto la brava mogliettina, mia madre poteva pure scordarselo. Stavo per protestare quando entrò mio padre.
- Basta così cara, può bastare. Adesso ci penso io. - Disse mio padre entrando.
- Va bene caro. - Rispose mia madre allontanandosi da me.
- Hedea ascolta. - Iniziò lui
- Sò che è difficile accettarlo, ma sappi che io e tua madre ci abbiamo riflettuto molto prima di acconsentire, noi vogliamo solo il tuo bene. L'ambasciatore è un mio vecchio amico e mi ha assicurato che suo figlio è un'eccellente elfo. Colto, gentile ed è innamorato di te. Ora tu non lo ami ma sono sicuro che presto ti innamorerai di lui, così come tua madre si è innamorata di me. - Disse mio padre.
- Ho capito padre. - Dissi io trattenendo le lacrime per la rabbia.
- Ma se pensate che io lo accetti, vi sbagliate di grosso! - E così uscì di corsa dalla stanza di mia madre.
Ignorai i richiami di mia madre e della servitù, l'unica cosa che avevo in testa era uscire da quella casa corsi fino all'entrata, e quando fui fuori di casa un vento soffiò nei miei capelli conoscevo quella sensazione era Oreust. Chiusi per un istante i miei occhi e quando li riaprì mi ritrovai un unicorno davanti.
-Quando lo vidi corsi ad abbracciarlo. Lui stette lì in silenzio a confortarmi e quando vide che mi ero leggermente calmata mi invitò a salire sopra di lui. Ci montai sopra e corremmo verso il nostro posto preferito.
Oreust è il mio spirito guida. Ogni elfo è legato fin dalla nascita a un unicorno esso manifesta il nostro spirito gli unicorni vivono dentro noi ma solo quando padroneggiamo la magia essi si manifestano.
Amavo il mio pianeta, così pieno di boschi, di fiumi e di laghi lo amavo anche di notte quando le quattro lune risplendevano nel cielo insieme alle stelle fonte di energia e nostra fonte di magia.
Cavalcammo per mezzora fino ad arrivare al nostro posto preferito.
Lo avevamo scoperto per caso quando dopo una cavalcata esausti avevamo deciso di fermarci in un bosco. E dopo una decina di minuti lo trovammo. Subito ci innamorammo di quella radura verde e piena di fiori profumati e della piccola cascata che trasportava l'acqua cristallina e fresca. Da quel giorno decidemmo che quello sarebbe stato il nostro posto quando volevamo essere da soli. Mi sedetti sotto una quercia e cominciai a piangere. Ero arrabbiata, frustata ce l'avevo con tutti da mia madre, a mio padre e per finire da quell'elfo che avrebbe distrutto la mia vita.
Sentì qualcosa di caldo che asciugava il mio viso immediatamente lo abbracciai.
Gli unicorni non parlano la nostra lingua ma il legame che unisce elfo e unicorno è talmente forte che basta un solo sguardo per far capire all'altro ciò che si pensa e si vuole dire.
Oreust si sedette accanto a me mandandomi delle carezze per consolarmi fino a che cominciò a leccarmi fino a farmi il solletico.
- Oreust – lo chiamai per avvertirgli di smettere. Cosa che lui non voleva proprio saperne.
- Dai smettila su stò bene ora dai basta mi fai il solletico. - Dissi io cominciando a ridere e lui smise di leccarmi ma non perché glielo avevo chiesto ma perch alla fine passò a mordicchiare i miei capelli.
- A è così è? Vuoi la guerra? Ebbene mio caro unicorno l'avrai. - E detto questo cominciai a rincorrerlo. Per tutta la radura così rincorrendolo finimmo vicini al ruscello subito ci guardammo negli occhi.
- Pronto? - Dissi a lui? Ricevendo da lui un nitrito di sfida.
- Va bene Oreust te la sei voluta! Al mio tre: uno, due... - Ma non riuscì mai a dire il tre perché l'unicorno senza aspettare mi mandò uno schizzo d'acqua con l'intento di bagnarmi tutta. Getto che prontamente schivai.
- Giochi sporco è? - Dissi a lui che intanto rideva come un matto ma smise subito perché nel frattempo gli mandai un grande schizzo sulla criniera che la bagnò. Alla sua reazione scoppiai io a ridere e così continuammo a scherzare. Schizzo dopo schizzo piano piano mi sentivo meglio smettemmo solo quando fummo privi di forze per continuare. Alzai gli occhi al cielo e mi resi conto che era già sera ma non m'importava restai per un po' a contemplare le stelle che grazie ad esse noi possiamo creare la magia. Erano così belle ma quella sera avevano qualcosa di strano.
Non ero mai stata molto brava a leggere le stelle non ero come mia madre una perfetta incantatrice capace di trasformare in piccoli animali anche cinquanta nemici.
Io invece riuscivo ad arrivare a trentadue.
A riportarmi alla realtà ci pensò Oreust che mi fece ricordare che saremmo dovuti ritornare a casa. Così a malincuore salì sopra di lui. Arrivati a metà strada Oreust si fermò all'inizio non compresi ma poi guardando davanti a me capì. Da lontano si intravedeva casa nostra Oreust mi guardò intensamente e allora compresi cosa voleva sentire.
- Tranquillo bello. -Dissi accarezzandolo. - Grazie a te stò meglio non preoccuparti – Dissi io sorridendo.
Così confortato da quello che avevo detto Oreust cominciò a galoppare verso casa.
Arrivati alla soglia, scesi da lui e lo abbracciai.
- Grazie Oreust se non ci fossi tu... Grazie. - Come per risposta Oreust mi abbracciò pure lui e dopo avermi leccato per tutta la faccia si smaterializzò per ritornare dentro di me.
Entrai in casa evitando di fare il meno rumore possibile evitando di incrociare il mio cammino con le cameriere che stavano spegnendo le candele e sistemando le ultime cose. Arrivata alla mia stanza mi levai i miei vestiti e mi misi la mia camicia da notte e infine mi coricai nel letto immersa dai sogni.
Angolo autrice n° 3
- L'autrice numero 3 è desiderata nel blog. Ripeto l'autrice numero 3 è desiderata nel blog. -
Uffy ma perché questa non risponde... AH! eheheh sono io...
* Pende il microfono* Salve a tutti e benvenuti in questo blog. allora scusate se ci ho messo tanto ma ho avuto un contrattempo con il mio p.c. mezzo andato. Lol sembra un morto vivente ormai. hahahah. Comunque come dice il detto, meglio tardi che mai no?
Allora nel caso non l'aveste ancora capito Hedea è un'elfa . ( Un'elfa molto inguaiata) Beh che dire mi chiamo Luisa e da poco sono stata battezzata con il nomignolo di Isy. E beh mi piace leggere e scrivere. Il resto... Lo scoprirete più avanti.
Spero che continuerete a seguirci perché altrimenti... Beh altrimenti non saprete mai come andrà a finire no? E ve lo dice una che le cose le sa. Non c'è cosa peggiore che non sapere come va a finire una cosa. Ora vi l'ascio con l'immagine della mia bella elfuccia e del mio carissimo unicorno.
Ci si sente in giro belli.
Nessun commento:
Posta un commento