"Un sogno scaturito da un grande desiderio: la grande
voglia di volare e scoprire altri orizzonti verso
i quali andare, con la voglia di nuovo.
Per me questa è l'avventura"
Cit. di Angelo d'Arrigo.
Capitolo 2 parte 2:
Attacco
Pianeta: Ignis
POV Rebel:
Leggera.
Era così che mi sentivo.
Era la stessa sensazione di libertà che provavo ogni volta che volavo,
l’unica differenza era che non stavo muovendo nessun muscolo.
Non mi ero mai sentita più libera di così.
Una leggera brezza mi colpì il viso facendomi scompigliare leggermente i
capelli così aprì lentamente gli occhi e mi si mozzò il fiato alla vista che
avevo d’avanti.
Non ero più nella mia stanza bensì...nello spazio.
Sotto di me c’erano tutti i cinque mondi.
Riuscivo benissimo a vedere Ignis con il suo colore rosso fuoco, i crateri dei vulcani più alti, il fiume Saxa
fatto di lava, la vegetazione del
Paradiso e il portale dimensionale. Era uno spettacolo stupendo, non avevo mai
visto il mio mondo così dall’alto.
Vicino a Ignis c’erano altri 3 mondi.
Uno era caratterizzato dal colore verde, c’erano un sacco di alberi di
tutti le specie che conoscevo e molte che non avevo mai visto. Mi sembrava di
aver letto in un libro che quel mondo si chiamasse Anralres.
Il secondo mondo aveva un bosco di alberi che circondava una lago
cristallino. Dal lago partiva una cascata che finiva in un deserto e creava un
altro lago. Non mi potevo sbagliare, quello era Fenicus.
Il mondo più lontano da Ignis era pieno di palazzi altissimi e molta
acqua. Rabbrividì quando riconobbi che quel mondo era Esperia.
Non odiavo l’acqua (visto che molto spesso face il bagno nel lago del
Paradiso) ma preferivo non avvicinarmi a TROPPA acqua.
Che ci potevo fare? Ero un drago, un creatura di fuoco. E’ risaputo che
l’acqua e il fuoco non vanno molto d’accordo.
Era la vista più bella che avessi mai visto.
«Abbiamo bisogno di te...» disse una voce dolce e lontana che mi
distrasse dal panorama che avevo di fronte.
Mi guardai un po’ in giro e appena alzai lo sguardo vidi il mondo di cui
avevo sentito più parlare e di cui avevo letto tutti i libri reperibili
nell’antica biblioteca...la Terra.
Era esattamente come l’avevo immaginata: gli oceani blu come un insieme
di tanti zaffiri e i boschi verdi quasi quanto quelli di Anralres.
La Terra era il mondo che più mi affascinava, soprattutto perché i suoi
abitanti non erano a conoscenza degli altri mondi.
«Devi andare sulla Terra.» mi disse la stessa voce ma questa volta dietro
di me.
Mi girai e rimasi senza parole.
Davanti a me c’era una ragazza dai capelli biondi e leggermente ricci che
non le arrivavano nemmeno fino alle spalle, i suoi occhi azzurri erano puntati
su di me e le pupille dimostravano che era un drago visto che erano
assottigliate come quelle di un rettile (dopotutto un drago poteva essere
considerato un rettile). Gli occhi di un drago erano unici e questo faceva si
che fossimo riconoscibili.
Indossava una camicia bianca a maniche lunghe e dei pantaloni color panna
ma la cosa particolare era che non portava le scarpe e dimostrava quattro
cinque anni in più di me.
Avrei voluto chiederle che cosa ci facesse lei qui e soprattutto dove
fosse questo “qui” ma il mio corpo non rispondeva ai comandi, l’unica cosa che
riuscivo a fare era stare ferma con la schiena dritta a guardarla.
Non poteva essere lei...
Vedendomi immobile scoppiò a ridere portandosi la mani sulla pancia.
«Non sei cambiata di una virgola in tutti questi anni»
Continuò a ridere per un po’ finché, dopo due respiri profondi, smise di
farlo e tornò a guardarmi seriamente.
«Devi andare sulla Terra.» mi ripeté indicandomi di guardare in alto.
Feci come mi aveva detto e tornai a guardare la Terra ma c’era qualcosa di
diverso.
Il pianeta si era girato.
La cosa che più saltava all’occhio era un’isola che se non ricordavo male
era l’Irlanda.
Se prima ero leggermente confusa ora non ci capivo più niente.
Cosa voleva dire che dovevo andare sulla Terra? E perché proprio
l’Irlanda?
Riportai il mio sguardo su di Lei e vidi che mi stava sorridendo.
«In bocca al lupo.»
Feci in passo verso di Lei ma appena toccai quella specie di pavimento
invisibile che mi permetteva di stare in piedi si sgretolò e iniziai una caduta
libera.
Il paesaggio stava cadendo insieme a me e l’ultima cosa che riuscì a
vedere fu Lei mentre mi faceva un occhiolino divertito.
«ASPETTA!!» gridai tirandomi su a
sedere.
Avevo il fiatone e tutto il corpo
sudato.
Mi guardai intorno e riconobbi la mia
stanza. Pantaloni, magliette, mutande e reggiseni sparsi per il pavimento,
l’armadio di legno con l’anta sinistra aperta per non far entrare la luce dalla
finestra visto che mia sorella amava tenere le tende aperte perché diceva che
svegliarsi con la luce negl’occhi era il massimo.
Non avevamo mai avuto gli stessi
gusti e lo dimostra il fatto che invece la sua parte di stanza era in perfetto ordine. A partire dalla sua
cassettiera con tutti i vestiti piegati fino al letto già fatto.
Mi sdraia sul letto tirai un calcio
alle coperte che finirono a fare compagnia ai vestiti per terra.
Chiusi gli occhi e cercai di fare
mente locale sul sogno che avevo fatto: avevo visto tutti i mondi, mi avevano
chiesto di andare sulla Terra e avevo rivisto Lei.
Cercai di dare un senso a quello che
avevo sognato ma non ci riuscì e non mi sembrava di aver mangiato nulla che
potesse avermi fatto fare un sogno così strano.
«Sei già sveglia?»
Aprii gli occhi e mi ritrovai due
occhi dorati che mi fissavano e un viso identico al mio a pochi centimetri
dalla mia faccia.
«Alicia che stai facendo?» le chiesi
mentre mi alzai dal letto.
«Controllavo se stessi dormendo. Come
mai sveglia a quest’ora?»
Afferrai il cellulare che stava sulla
scrivania e guardai l’ora.
6:47.
Avevo dormito meno di due ore.
Stupido incubo.
«Che cosa vuoi fare?» mi chiese mia
sorella mentre si pettinava i suoi capelli ramati tendenti all’arancione.
Mi ero sempre chiesta cosa se li
pettinasse a fare visto che aveva i capelli corti che le arrivavano sotto le
orecchie, l’unica cosa che poteva pettinare era il ciuffo d’avanti che le
arrivava fino alla spalla destra. Io invece che avevo i capelli che mi
arrivavano fino al sedere non me li pettinavo quasi mai.
Anche se ormai eravamo delle ragazze
quasi donne mi colpiva ancora il fatto che fossimo gemelle. Eravamo così diverse,
lei sempre col sorriso sulle labbra e gentile con tutti mentre io fredda con
gli altri e venivo guardata male da tutti.
«Non lo so, credo che andrò a farmi
un giro.» le risposi mentre poco prima di chiudermi in bagno.
Entrai in doccia per ripulirmi dal
sudore. Cosa difficile visto che avevo sudato un bel po’.
Appena uscì dalla doccia presi un
asciugamano e mi asciugai il corpo.
Ritornai in camera nuda visto che mi
ero dimenticata di prendere i vestiti. Non mi vergognavo di farmi vedere senza
vestiti da mia sorella dopotutto quando eravamo piccole facevamo il bagno
insieme.
Mi misi dei pantaloncini rossi a cui
era attaccata una catenella, una canottiera nera con la scritta “Dragon” in
arancione e le miei solite scarpe.
Quando ebbi finito di vestirmi andai
in cucina seguita da Alicia che si era appena truccata.
«Buon giorno ragazze.» ci salutò
nostra madre mentre noi ci sedevamo a tavola.
«Che bello vedervi tutte e due a
colazione, mi dispiace che Derek e Hunter non siano qui»
Se non ricordavo male papà ci aveva
detto che avrebbe portato al lavoro con lui Hunter per fargli vedere come
sarebbe stato il suo futuro lavoro o qualcosa di simile, non prestavo molta
attenzione ai discorsi di famiglia e infatti mangiavo in silenzio ignorando la
conversazione che stavano tenendo Alicia e la mamma.
Molto probabilmente stavano parlando
di cosa stava studiando Alicia e l’ultima cosa che volevo era ascoltare una
cosa così noiosa, avevo altro a cui pensare.
«Allora ti va Rebel?» mi chiese dopo
un po’ Alicia.
Boccheggiai un secondo visto che non
sapevo cosa rispondere, non avevo ascoltato una sola parola del loro discorso.
«C-certo.»
«Benissimo, allora prendo la cartella
e poi andiamo alla fermata dell’autobus»
Mi bastò quella frase per capire che
mi aveva chiesto di accompagnarla fino a scuola. Una scocciatura in più ma tre
fermate prima della scuola c’era la casa di Pierre.
Decisi di andare a salutarlo.
«Sono pronta.» esultò tutta felice
Alicia mentre mi prendeva sotto braccio e mi trascinava fuori casa mentre nostra
madre ci salutava.
Alicia sembrava una bambina a cui
avevano appena regalato un nuovo giocattolo ma era comprensibile, era da quasi
30 anni che non prendevamo l’autobus insieme.
Da quando avevo abbandonato la
scuola.
Non c’era molta gente alla fermata dell’autobus
ma tutti quelli che erano lì continuavano a fissarmi, di sicuro non avrebbero
mai immaginato di vedermi girare con mia sorella soprattutto aspettando
l’autobus che portava verso la scuola.
La cosa non migliorò nemmeno quando
ci salimmo sopra visto che gli studenti di tutte le età mi erano girati verso
di me e Alicia era concentrata a parlare con delle sue amiche che mi
fulminavano con lo sguardo appena ne avevano l’occasione.
Fortunatamente il viaggio durò solo
20 minuti e appena arrivammo alla mia fermata scesi il più velocemente
possibile mentre salutavo Alicia che mi guardava dispiaciuta. Di sicuro si
aspettava che sarei arrivata fino a scuola.
Iniziai a camminare e dopo aver
superato due case e tre negozi arrivai davanti alla casa di Pierre, anche se
sarebbe meglio chiamarla villa visto che era enorme. C’erano più di venti
camere da letto, quindici bagno e non parliamo della cantina che era grande
quanto la mia intera casa se non di più.
«Fratellone muoviti oppure farò
tardi.» gridò una bambina fuori dalla porta mentre sbatteva il piede per terra.
La scena era veramente tenera
soprattutto perché la bambina aveva gonfiato le guance e assomigliava ad un
criceto.
«Buon giorno Principessa.» dissi per
farmi notare.
La bambina si girò verso di me e i
suoi occhi color tramonto (uguali a quelli del fratello) si illuminarono.
«REBEL!» gridò saltandomi al collo.
La presi in braccio e strofinai il
naso contro il suo, era una cosa che facevamo sempre.
«Allora Principessa come mai prima
eri arrabbiata?»
«Rebel, il fratellone oggi non voleva
uscire dal letto e l’ho dovuto svegliare io. Ti sembra normale? Dovrebbe essere
lui il maggiore»
Scoppiai a ridere e le diedi un
bacino sulla guancia destra dove aveva una piccola voglia a forma di drago.
«Sei stata bravissima, come premio
dopo scuola ti compro una crepe alla nutella.»
«Grazie.» mi disse stringendosi di
più a me.
Proprio in quel momento dalla casa
uscì Pierre con i capelli spettinati e con due zaini in mano. In una situazione
del genere, normalmente, sarei scoppiata a ridere ma c’era anche Ruby e avrebbe
perso la faccia come fratello maggiore così mi limitai a sorridergli divertita.
«Ciao Rebel -mi sorrise e poi si girò
verso sua sorella- Ruby stavi dimenticando il tuo zaino.»
Appoggiai Ruby a terra e afferrai il
suo zaino.
«Questo lo porto io, così ho una
scusa per accompagnare la Principessa a scuola.» dissi prendendo Ruby per mano.
Pierre mi guardò stupito ma poi
annuì, di sicuro doveva aver capito che c’era qualcosa che non andava. Di
solito evitavo sempre di andare verso le parti della scuola invece questa volta
mi offrivo di andarci, chiunque mi conoscesse avrebbe capito che c’era qualcosa
che non andava ma avevo di non pensare se no sarei stata schiacciata dai miei
stessi pensieri.
«Tutto bene?» mi chiese appena chiuse
la porta di casa.
Scossi la testa ma gli sorrisi e lui
capì di non dover far domande. Anche se a lui dicevo sempre tutto mi ci voleva
del tempo.
Uscimmo dal cancello della casa e
riuscimmo a fare solo qualche passo finché un forte terremoto non ci costrinse
ad inginocchiarci per terra.
Appena il terremoto finì in cielo
comparve un gigantesco buco nero.
«Che sta succedendo?»
«Non lo so ma prendi tua sorella e
torniamo in casa»
In meno di un minuto eravamo in casa
con la porta chiusa a chiave.
Mi affacciai alla finestra per vedere
che cosa stesse succedendo e mi si congelò il sangue nelle vene, dal buco nero
stavano uscendo delle persone alte quasi due metri con la pelle nera come la
pece e gli occhi rosso fuoco.
Mi spostai subito dalla finestra e
chiusi tutte le tende.
«Che sta succedendo Rebel?» mi chiese
Pierre.
«Cacciatori. Fuori da qui ci sono dei
Cacciatori!» gli gridai mentre chiudevo le ultime tende. Come se darebbe
servito a qualcosa.
I Cacciatori erano i peggiori nemici
dei draghi, avevano sterminato migliaia di noi. Possedevano una forza pari
quasi alla nostra e per ucciderli bisognava staccargli la testa oppure si
rigeneravano in pochi minuti, ci volevano 5 draghi normali per ucciderne uno.
Però da quello che sapevo eravamo riusciti a estinguerli tantissimi anni fa,
ancor prima della mia nascita.
Iniziai a camminare per il salone per
farmi venire un’idea su come risolvere la situazione ma non mi veniva in mente
niente, l’unica cosa di cui ero sicura era che dovevamo andarcene e trovare
degli altri draghi.
Pierre aveva in braccio Ruby e stava
cercando di consolarla visto che piangeva, mi avvicinai a lei e le asciugai le
lacrime.
«Principessa ascolta bene, so che sei
coraggiosa ed ora lo devi essere ancora di più. Adesso usciremo e io e tuo
fratello ci trasformeremo, appena la trasformazione sarà finita tu devi salire
su Pierre. Hai capito?»
Sapevo di starle chiedendo tanto ma
era necessario. Lei annuì e quando si calmò Pierre la appoggiò a terra.
«Che hai in mente?»
«Dobbiamo andare a casa mia, di
sicuro lì ci saranno i miei genitori, Alicia e Hunter. Appena hai Ruby sulle
spalle vola il più velocemente possibile mentre io ti copro le spalle, la
nostra priorità è portarla al sicuro quindi non ti devi mai fermare nemmeno se
mi succede qualcosa»
Era chiaro che l’idea di lasciarmi in
dietro non gli piaceva ma sapeva meglio di me che la cosa più importante era
portare in salvo Ruby così annuì.
Il giardino era abbastanza grande per
riuscire a contenere due draghi quindi andammo lì.
«Sei pronta?»
Gli feci il segno della vittoria con
le mani e mi concentrai per trasformarmi.
Appena entrambi fummo pronti Ruby
salì sulla schiena di Pierre e io la aiutai spingendola col muso.
Ci alzammo in volo giusto in tempo
perché i Cacciatori ci videro così volammo il più veloce possibile e ci
allontanammo il più possibile dal suolo.
Le armi che usavano i Cacciatori
erano fucili, reti, lanciamissili ma l’arma che più pericolosa era il rampino
che usavano per non farci volare.
Stetti a qualche metro dietro Pierre
per controllare che nessun Cacciatore lo colpisse, fortunatamente eravamo
abbastanza in alto da far si che bastasse sputare fuoco per non farci colpire
ma non mi accorsi che un Cacciatore stava puntando Pierre con un rampino.
Sbattei le ali per volare più veloce
e riuscì a fargli da scudo ma il rampino mi colpì tra l’osso dell’ala e la
zampa anteriore entrandomi nelle scaglie.
Ruggì dal dolore e i Cacciatori mi
tirarono verso il suolo, provai a liberarmi muovendomi ma il rampino era
entrato in profondità e ogni movimento era doloroso.
Vidi che Pierre stava per venire in
mio aiuto così gli sputai del fuoco addosso per fargli capire che doveva
portare via Ruby, fortunatamente, mi capì e se ne andò.
Sbattei contro il suolo e i Cacciatori
tentarono di immobilizzarmi ma se credevano che sarebbe stato così facile si
sbagliavano di grosso.
Iniziai a colpirli con la coda e
riuscì ad afferrare il Cacciatore che aveva lanciato il rampino per il collo
mentre era distratto e strinsi così forte che glielo spezzai ma non mi fermai
finché il corpo non cadde a terra senza testa che mi rimase in bocca e che
sputai poco dopo.
Mi faceva schifo sentire il sapore
metallico del sangue in bocca e se fossi stata in forma umana avrei vomitato ma
era l’unico modo per sopravvivere.
Mi girai verso il pezzo di rampino
che ormai mi aveva penetrato dentro e me lo tolsi il più velocemente possibile
cercando di ignorare il dolore che diventava sempre più lancinante, avevo tutta
la zampa e parte dell’ala sinistra sporca di sangue, quella sostanza dorata
continuava ad uscire dalla ferita ma non potevo ancora fermarmi o sarei morta.
Riuscì a ferire alcuni di loro ma le
ferite si rigeneravano quasi subito mentre la mia continuava a perdere sangue.
Avrei potuto volare via ma i
Cacciatori non mi davano nemmeno il tempo di spiegare le ali.
Dei Cacciatori mi legarono il muso
così che non riuscissi più a sputare fuoco e uno mi puntò un fucile contro.
Era la fine, chiusi gli occhi
aspettando di sentire lo sparo ma l’unico rumore che sentì fu quello di un
ruggito così riaprii gli occhi e mi trovai davanti un drago tutto nero con gli
occhi verdi.
Hunter.
Mentre mi liberavo della corda che mi
impediva di sputare fuoco Hunter teneva impegnati i Cacciatori.
Ora che i Cacciatori non erano così
concentrati su di me decisi di prendere il volo e ci riuscì. Hunter mi seguì
poco dopo mentre alcuni tentavano di colpirmi.
Iniziammo a volare verso casa ma non
riuscivo a tenere il passo il passo di mio fratello perché ogni volta che
sbattevo le ali la ferita mi bruciava così ruggì per farmi sentire da Hunter
che appena notò la ferita rallentò e volò sopra di me finché non sentii le sue
zampe afferrarmi le ali.
Smisi di sbattere le ali e mi lasciai
trasportare da lui. Era una cosa imbarazzante ma mi faceva troppo male e il mio
orgoglio poteva aspettare.
Atterrammo nel giardino di casa e
distruggemmo anche il roseto della mamma ma non mi importavo. Appena toccai
terra feci un respiro profondo e dal naso mi uscì della cenere.
Mi girai verso mio fratello che si
era già trasformato. I suoi occhi verdi erano incollati ai miei.
«Ce la fai a ritrasformarti?» mi
chiese passandosi una mano tra i capelli neri.
Mi girai dall’altra parte e mi
concentrai per trasformarmi, quella era la parte peggiore, quando le ferite
dovevano passare dal corpo di drago a quello umano.
Mi morsi un labbro quando il dolore
si intensificò e quando si affievolì capii di essermi trasformata.
Ritornai a guardare mio fratello che
aveva gli occhi spalancati mentre osservava la mia ferita così gli diedi un
occhiata e dovetti reprimere un conato di vomito.
C’era una ferita che partiva dal
gomito sinistro e arrivava fino alla spalla, si riusciva a vedere l’osso, per
non parlare del sangue che continuava ad uscire.
Hunter mi prese in braccio iniziando
a chiamare i genitori a squarcia gola e appena la porta si aprì entrò in casa.
Sentivo delle voci ma non riuscivo a
capire che cosa dicessero e in pochi secondi venni inghiottita dal buio.
Aprii lentamente gli occhi e cercai
di mettere a fuoco dove mi trovavo.
Ero nella mia stanza.
Mi tirai a sedere ma feci fatica a
muovere il braccio sinistro, ci misi qualche secondo ad abituarmi al buio della
stanza e vidi che il braccio era tutto fasciato e tenuto fermo con un tutore.
«Devi andare sulla Terra.» mi disse
la stessa voce del sogno.
Mi guardai intorno ma non c’era
nessuno, escludendo mia sorella che dormiva nel suo letto.
Continuavo a non capire perché avevo
fatto quel sogno e ora sentivo la stessa voce che mi diceva di andare sulla
Terra ma l’idea di vedere dei nuovi mondi mi face percorrere un brivido dietro
la schiena.
Avevo sempre sognato di andarmene da
qui per visitare nuovi posti e ora che avevo una scusa per farlo che cosa mi
fermava?
Mi alzai dal letto facendo il minor
rumore possibile e tirai fuori un borsone da sotto il letto, lo riempii di più
vestiti possibili e di un libro che avevo “preso in prestito” dalla biblioteca
che non avrei mai più riconsegnato.
Mi venne in mente che se fossi andata
sulla Terra avrei dovuto comprare del cibo e trovare un posto dove vivere
quindi avevo bisogno di soldi ma dubitavo che i draki valessero sulla Terra.
Aprii il terzo cassetto della
cassettiera e tirai fuori un sacchettino in pelle blu con dentro delle pietre
preziose.
«Queste dovrebbero andare bene anche
sulla Terra.»
Infilai il sacchetto nel borsone e me
lo misi sulla spalla destra visto che la sinistra era fuori uso per un po’.
Andai in soggiorno e vidi che Ruby
stava dormendo sul divano.
«Doveva essere stravolta.»
«Infatti era stravolta.»
Mi girai e mi trovai Pierre davanti
con indosso un pigiama di mio fratello.
«Dove vuoi andare con un borsone, una
ferita dal genere e dei Cacciatori che girano per il nostro mondo?»
«Vado sulla Terra, potrà sembrarti
strano o pazzo ma devo andare e non
cambio idea quindi addio.»
Un po’ mi dispiaceva abbandonare la
mia famiglia, Ruby e Pierre ma questo era il mio sogno.
Mi girai per andarmene ma Pierre mi
bloccò la strada.
«Spostati Pierre, io andrò sulla
Terra e non mi fermerai.»
«Vengo con te.»
Lo guardai con la bocca aperta, mi
aspettavo che mi avesse fermato, chiamato i miei genitori o altro ma non che
volesse venire con me.
«Non puoi farlo. Ruby ha bisogno di
te, devi rimanere con lei.»
Pierre si avvicinò verso sua sorella
e le diede un bacio sui suoi capelli color miele e poi tornò da me prendendomi
il borsone e infilandoci anche lui dei vestiti che gli aveva prestato Hunter.
«A Ruby ci penseranno i tuoi
genitori, sono sicura che starà bene e non si sentirà mai sola mentre tu hai
una ferita che guarirà solo tra qualche settimana e da sola non puoi fare
niente.»
Lo guardai negli occhi e non vidi
nessuna traccia di esitazione quindi annuì e mi diressi verso la porta ma
questa volta non mi bloccò.
Chiudemmo subito la porta dietro di
noi per non farci vedere da nessun
Cacciatore. Sapevamo che erano ancora per le strade e anche se non riuscivano
ad entrare nelle case perché erano fatte di pietra vulcanica indistruttibile
appena qualcuno sarebbe uscito lo avrebbero attaccato quindi non dovevamo farci
vedere.
Quando arrivammo alla fine della
città ci dovemmo nascondere dietro delle rocce perché c’erano dei Cacciatori e
non erano pochi, sfortunatamente uno di loro ci vide e in pochi secondi avevamo
contro delle armi.
Pierre ed io iniziammo a correre per
cercare di scappare.
«Saltami sulle spalle, fidati di me.»
Fui un po’ titubante ma appena una
pallottola mi sfiorò il viso non ci pensai più e gli saltai sulle spalle
tenendomi col braccio destro.
In poco tempo mi ritrovai attaccata
alle sue ossa delle ali per cercare di non cadere nel vuoto perché finché la
ferita non fosse guarita potevo anche sognarmi il volo.
Dovevo ammettere che Pierre era più
veloce di quel che mi ricordassi e mi dovetti stringere il più possibile a lui
per non cadere ma anche i Cacciatori erano veloci, infatti erano a pochi metri
da noi.
«Pierre siamo quasi arrivati, muoviti.» gli gridai quando vidi in
lontananza un cratere.
Appena fummo sopra il cratere
riuscimmo a vedere una specie di lago che per un drago ignorante avrebbe potuto
assomigliare a un normalissimo lago di lava ma che in realtà era il portale dimensionale.
Senza pensarci due volte Pierre scese
in picchiata ed entrammo nel portare, l’impatto fu così forte che mi staccai da
lui.
Intorno a noi si vedevano solo luci
rosse, gialle, arancioni e nere. Anche se ero in caduta libera non mi sembrava
affatto di cadere bensì di galleggiare.
Quella sensazione però finì presto e
venne sostituita da un’altra fredda e prima che me ne accorsi mi ritrovai a
guardare un cielo azzurro e limpido con qualche nuvola bianca.
Scattai in piedi e mi guardai
intorno, tutto il paesaggio era coperti di...neve.
Non riuscivo a crederci, era la prima
volta che vedevo della neve e che la toccavo. Era molto più fredda di quel che
immaginassi e anche se ne ero circondata non avevo per niente freddo, il sangue
dei draghi era il più caldo di tutte le creature esistenti, per questo non
avevamo mai freddo.
«Che cosa cos’è questo?»
Mi girai verso Pierre che era tornato
in forma umana e stava osservando curioso la neve, molto probabilmente non ne
aveva mai sentito parlare ma come poteva? A scuola non insegnavano queste cose,
io le conoscevo solo perché me le avevano raccontate.
«Si chiama neve ed è acqua congelata
se non sbaglio.»
Mi misi ad osservare il cielo così
diverso dal nostro, questo era così limpido e un azzurro così intenso non lo
avevo mai visto e le nuvole sembravano panna montana mentre le nostre erano di
un bruttissimo grigio.
Lanciai un grido e degli uccelli che
stavano su degli alberi poco distanti da noi volarono via e Pierre si girò
verso di me sorpreso che avessi fatto una cosa che non avevo mai fatto in tutta
la mia vita ma non mi importava perché il
mio sogno era appena cominciato.
Mi voltai verso Pierre e gli feci un
sorriso tra il divertito e il furbo, simile a quello che facevo da piccola
quando mi veniva un’idea per un nuovo scherzo.
«Irlanda stiamo arrivando.»
Angolo della pazza rock:
*arriva a capo di un trenino di persone* salve bella gente.
Eccomi qui col nuovo capitolo, mi scuso per il super ritardo ma con l'inizio della scuola ho avuto un sacco di compiti da finire e mi irrita dire che non li ho ancora finiti XD
Voglio ringraziare la mia super cugi che mi trova sempre delle citazioni stupende *le manda mille bacini*
Al prossimo capitolo.
Baci da Elly <3<3
P.S. le crepes alla nutella sono tutte per te cugi ;)

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