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Capitolo 2 parte 4 - Ele

Capitolo 2 parte 4:

Attacco

Pianeta Esperia

Il suono di pugni leggeri sullo stipite della porta mi fecero trasalire, mollai di colpo la presa sul libro che stavo leggendo e la copertina rigida mi manco l'alluce per un soffio. 

« A-Avanti! » balbettai presa alla sprovvista, raccogliendo il libro da terra.

Pensavo che Bonnie si fosse completamente immersa nelle informazioni del mio fratellastro. Informazioni che avevano scioccato me, mio fratello prima di noi e soprattutto Ebony che appena aveva letto il resoconto di Cam si era messa all'inizio a gracchiare cose incomprensibili e poi a gridare una serie ripetuta di esclamazioni ehm… abbastanza "colorite" se vogliamo essere mentalmente educate.

Quindi cosa…?

«… Kim…? » 

Bonnie aprì incerta la porta, non entrò ma lasciò la mano sulla maniglia. Gli occhioni castano dorati pieni di confusione.

Kim era il nomignolo che mi aveva affibbiato appena conosciute.

Sosteneva che il soprannome"Cry" fosse deprimente e un po' lo era seriamente… dovevo ammetterlo. Alzai mentalmente gli occhi al cielo al ricordo.

« Abbiamo un problema. » disse semplicemente ridacchiando nervosa.

Nervosa Bonnie?! Bonnie non era mai nervosa. Magari nervosa per qualcosa che le dava particolarmente fastidio ma non imbarazzata. 

Iniziai a inquietarmi. Poggiai il libro sulla scrivania e uscii dalla stanza.

« Che tipo di problema? » chiesi dubbiosa.

Scoppiò a ridere lasciandomi ancora più confusa e curiosa.

« Per caso esiste il tipo: “ Oh mio Dio c'è un nobile fuori dalla porta, nonché fratellastro della tua coinquilina che chiede con un l'atteggiamento di un principe delle favole di… come dire… ospitarlo a casa nostra?!? » lo disse tutto d'un fiato, quasi senza respirare e gesticolando animatamente con una forte ironia nella voce.

Cam?! Cosa ci faceva lui qui?! 

Scansai Bonnie e corsi giù appoggiandomi al corrimano di legno segnato dal tempo, spalancai la porta d'ingresso trovando un Cam intento a guardare le stelle. 

« Cameron?! » esclamai forse un po' troppo sorpresa.

Spostò lo sguardo su di me e rise sommessamente, probabilmente a vedere la mia espressione. 

« Buonasera anche a te sorella. » mi prese in giro lui.

Altro che “sera” fra poco era notte.

Con la coda dell'occhio vidi dietro di me Bonnie mettersi sulle punte dei piedi per sbirciare meglio.

Okay adesso vediamo di calmarci tutti… o almeno di "autocalmarmi"… 

Feci un respiro profondo e mi scostai di lato, un muto invito ad entrare.

« Prego entra pure… » borbottai un po' offesa.

Came ubbidì e mi scompigliò i capelli passandomi accanto.

Grrrr non ero mica una bambina! Tra i due infondo ero io la più grande! 

Guardai oltre la soglia se qualcuno lo avesse seguito o ci avesse visti e vidi una chioma bionda sparire tra le tende della finestra della villetta affianco alla nostra. 

Alzai gli occhi al cielo e chiusi la porta. Ovviamente Chloë, Hayley e Celia non potevano astenersi dal dare un'occhiata. Non si sa come ma quelle tre ragazze avevano un intuito per le novità che faceva spavento.

Bonnie aveva fatto accomodare Came in salotto e seduto sul divano di pelle nero si guardava educatamente attorno.

Immaginavo che le case dei nobili fossero molto diverse dalle nostre. Più ehm… “umide” di sicuro.

Bonnie si sporse dalla porta della cucina e chiese: « Vi va del tè? Lo stavo preparando. » 

« No no, grazie Miss Naughter. » fece educato Cam.

Presi una sedia dal tavolo e mi sistemai davanti a lui. Bonnie uscì dalla cucina con una tazza di tè in mano e mi imitò, sistemando la sedia affianco alla mia.

« È un piacere incontrarla di persona signor Seker. » esordì prendendo un sorso di tè.

« Dammi pure del tu. Anche per me è un piacere. » 

Alzai gli occhi al cielo e scansando i convenevoli chiesi: « Come mai sei venuto a trovarci a quest'ora di notte? ».

Bonnie quasi si strozzò con il tè alla mia sfacciataggine.

Sapevo di star facendo la maleducata ma avevo un bruttissimo presentimento…

Cam si limitò a ridere sommessamente e rispondere: « Perché non posso venire a trovare la mia adorata sorella che non ho mai visto da così tanto tempo? »

Slegai i capelli dall'elastico cui erano costretti, iniziandolo a rigirare tra le mani.

« Beh farsi chilometri di strada e ore di viaggio solo per venirmi a trovare mi sembra un… tantino insolito non trovi? » ribattei alzando ironicamente un sopracciglio.

« Ehm… con tutto il rispetto… » si intromise Bonnie « … ma sono d'accordo con Kim. È un po' strano che un nobile ci venga a trovare, soprattutto a quest'ora. »

Cam si mise a ridere e alzò le mani come a darcene atto.

« E va bene in realtà un motivo particolare c'è. » ammise e si fece improvvisamente serio.

« Lo scoprirete a breve ma per adesso non posso dirvi nulla… »

Ecco… lo sapevo, lo sapevo che c'era qualcosa che non quadrava! 

« Se non vi dispiace, rimarrò qua a dormire per stanotte. » sbottò lui alzandosi e stiracchiandosi portando le braccia sopra la testa. La maglia si alzò scoprendo un pezzo di pelle che Bonnie si divorò con uno sguardo. 

Alzai gli occhi al cielo.

« Puoi dormire con me se vuoi. » proposi prima che alla mia coinquilina salisse la malsana idea di portarsi a letto mio fratello.

Bonnie infatti mi guardò in cagnesco ma non commentò.

« Certo. » fece Cam.

Sospirai e mi alzai anch'io dalla sedia. 

« Inoltre, se non vi dispiace, io andrei immediatamente a letto. Sono stanchissima… » annunciai aggirando il divano per salire le scale, mi fermai un secondo e voltando appena la testa dissi: « Vieni anche tu Cam. ».

Scusa Bonnie ma non mi fido a lasciarvi da soli nella stessa stanza.

Cam mi raggiunse ridacchiando e diede la buonanotte a Bonnie la quale fece un sorrisone.

« Buonanotte a tutti. » ci augurò e si chiuse in cucina.

Cosa mai doveva fare in cucina a quest'ora era un mistero.

Salii le scale e feci il corridoio, Cam mi seguiva in silenzio, senza quasi far rumore.

Aprii la porta della mia stanza, diedi un occhiata al mio letto e constatai che sì… potevamo starci tranquillamente senza doverci per forza strizzare l'uno all'altra.

« Non hai un cambio di vestiti? » chiesi scrutandolo meglio.

Era vestito decisamente in modo molto più informale rispetto a oggi pomeriggio. Pantaloni di una tuta neri e felpa grigia.

« No Crystal ma se vuoi che dorma nudo… » fece ironicamente lui ed io scoppiai a ridere.

« No grazie non ci tengo proprio! »

Mi misi sul letto stando sull'estremità per fargli spazio, Came prima di infilarsi sotto le coperte si tolse calzini e scarpe.

Quando ci sdraiammo entrambi mi vennero in mente una marea infinita di domande da fargli… che partivano da cose del tipo "com'era la città nobile?" oppure "come sta nostra madre?" e "cosa diamine sta succedendo?". 

Ma decisi di non formularne nessuna, sapevo che alla fine non avremmo più dormito se avessi iniziato.

Sospirai e Cam mi guardò incuriosito ma io scossi la testa per farlo desistere dal chiedere e spensi la luce.

Mio fratello mi diede un bacio che ricambiai e sussurrò: « Buonanotte. ».

« 'Notte Cam. » 

Prima di cadere nell'incoscienza stavo ripensando che fosse veramente la prima volta che condividevamo una stanza da quando eravamo piccoli. Che effetto mi avrebbe fatto la presenza di un nobile?



***



Dell'erba alta mi solleticò braccia e gambe, appoggiata al tronco affusolato ed elegante di un albero, non troppo alto ma dalla chioma rigogliosa. Ero su un isoletta molto piccola, circondata da acqua limpida dove le stelle si riflettevano ma c'era una luce sfumata, a tratti aranciata, bordeux, gialla e rossiccia a fargli da sfondo come se ci fosse la luna rossa in cielo mentre concretamente, se guardavi in cielo, in quel momento c'era la grande luna blu che appunto dava uno sfondo blu nero e azzurro scuro alle stelle. Basse, sull'orizzonte c'erano delle nuvole candide e lo squarcio della luce forte di una stella come se fosse un sole al tramonto.

Mi tirai su e fissai lo sguardo sull'erba che mi arrivava a metà polpaccio. Poi sentii una voce femminile… qualcuno stava canticchiando una melodia ipnotica, in una lingua che decisamente non conoscevo. Aggirai l'albero e trovai una ragazza che dimostrava al massimo due anni più di me. Mi dava le spalle ed era inginocchiata, sembrava stesse scarabocchiando qualcosa sulla sabbia bianca, vicino all'acqua. I capelli d'ebano le arrivavano fino a metà schiena ed erano molto lisci, la pelle delle braccia nude era bianchissima e aveva una corporatura molto esile… sembrava si potesse rompere al primo soffio di vento. 

La sua voce era l'unico suono in quel silenzio assordante.

Un po' indecisa su cosa fare, mi avvicinai senza far rumore e mi sedetti accanto a lei. Stava disegnando qualcosa che assomigliava… sì assomigliava a un pianeta… ma era a metà quindi non capii bene quale tra i cinque mondi conosciuti fosse. 

Guardai il viso della ragazza e mi sconvolse vedere il colore dei suoi occhi. 

Un viola talmente acceso e intenso da sembrare quasi elettrico, non quel viola grigiastro e spento che di solito trovavi.

Decisi di non disturbarla e la lasciai disegnare mentre io mi misi a osservare le stelle, passò qualche minuto e io mi ritrovai a canticchiare assieme a lei quella strana melodia.

Finì il disegno e mormorò: « Sei brava. ». 

Diedi un'occhiata al disegno e intuii che quella fosse la Terra.

« Grazie ma che lingua era quella? » le chiesi.

« Gaelico. » disse scostandosi con le dita affusolate una ciocca di capelli dal viso.

« Non l'ho mai sentita. » 

La ragazza annuì.

« È una lingua molto antica, terrestre. » disse e con l'indice indicò una terra che aveva disegnato sulla sabbia « … viene da qui. Irlanda. È il posto dove troverai le altre prescelte. » 

Eh…?

« Prescelte? » 

Un forte bagliore rosso apparve nell'orizzonte per meno di due secondi, poi uno fucsia, azzurro ghiaccio e verde smeraldo.

« Sono qui. Non c'è più tempo. » disse la ragazza alzandosi, prese dalla tasca della gonna nera tre piccole pietre che assomigliavano tanto a dei piccoli diamanti e li gettò in acqua ognuno in punti diversi. Le pietre si sciolsero e l'acqua in quei punti diventò solida, una specie di specchio dove apparvero i volti di tre ragazze.

La prima aveva grandi occhi verde acqua, capelli neri mossi corti appena sotto le spalle con un ciuffo verde acqua, pelle nivea. I tratti erano tipici di una fenice e dallo sguardo distaccato e gentile al tempo stesso doveva essere anche di un rango piuttosto elevato.

La seconda aveva lunghissimi capelli ramati un po' in disordine, occhi dorati dalla pupilla allungata e un sorriso tipico di una che è abituata a fare di testa sua e ignorare quello che gli altri pensano di lei. Ogni suo tratto gridava "Draki" a chilometri di distanza.

Infine la terza ragazza aveva anche lei capelli lunghissimi ma mossi e biondi con una frangia scalata verso destra e occhi di un caldo marrone scuro e orecchie a punta, un'elfa sicuro e anche in lei, dal suo portamento, si poteva indovinare un rango elevato.

« Va sulla terra e trovale. » disse "Occhioni Viola" poi abbassò la testa quasi rassegnata « … l'oscurità si sta intensificando. Nessuno è più al sicuro ormai. » 



***



Mi svegliai che l'aggettivo "intontita" era l'eufemismo dell'anno. Accesi la luce e mi guardai attorno, Came non c'era.

Scansai le coperte e poggiai i piedi a terra stropicciandomi gli occhi con le mani. Sentivo la testa e i sensi annebbiati… 

Mi ci vollero due tentativi ma alla fine riuscii ad alzarmi e con passo malfermo raggiunsi la porta e uscii in corridoio. Non feci in tempo a voltarmi per chiuderla che quella si chiuse di scatto da sola prendendomi in pieno la faccia. 

Una fitta intensa di dolore mi prese il naso e gridai allontanandomi, tastandolo delicatamente. Non pensavo fosse rotto ma lo stesso sanguinava. 

Ma che diamine…?! 

Una risata di malefico divertimento mi invase le orecchie ma non vedevo nessuno in quel piccolo corridoio. Cercai di riaprire la porta di camera mia ma si era chiusa a chiave.

… oookay…

Camminai verso le scale per vedere se la risata provenisse da giù in salotto ma appena misi il piede sullo scalino qualcosa, come un muro invisibile mi spinse violentemente indietro. Caddi indietro e battei violentemente l'osso sacro, scariche di dolore mi percorsero tutta la colonna vertebrale, gridai e persi la vista per un attimo ma riuscii a vedere lo stesso che dove c'erano i gradini delle scale adesso c'era uno spesso muro di vetro nero. Durò poco e tornò subito l'illusione delle scale.

Mi irrigidii e cercai di tirarmi subito su nonostante il dolore, l'istinto continuava a gridarmi “Arpia!” e questo mi fece fortemente sospettare che mi fossi veramente svegliata.

Uno spuntone di cristallo nero si formò sulla parete e come una freccia mi puntò, cercai di evitarlo gettandomi di lato ma mi prese lo stesso il fianco strappando la maglia e graffiandomi. Gridai di nuovo tenendomi il fianco sanguinante e mi guardai attorno cercando l'arpia. Sulle braccia mi stavano comparendo graffi profondi, qualcuno mi stava graffiando nel mio corpo reale.

Era così che attaccavano loro. Mentre dormivi ti intrappolano nella tua incoscienza e ti divorano l'anima mentre eri impegnato a cercare di riprenderti dall'incubo che ti creavano.

Un'altra risata alle mie spalle, mi voltai e intravidi due ali nere che sparirono tra le pareti dell'illusione. Non era la prima volta che incontravo un'Arpia e sapevo per certo che non dovevo parlarci almeno non normalmente, mi avrebbe risucchiata ancora di più nel sogno. Potevo solo sperare che qualcuno nel mondo reale mi svegliasse e me la togliesse di dosso (poco probabile).

Oppure… potevo ingannare IO l'arpia.

Dovevo farla uscire allo scoperto però. Ringraziai mentalmente il fatto che fossi una Cantante e impostai il tono di voce facendo un acuto a bocca chiusa sentii le corde vocali cambiare e quando furono tutte al loro posto parlai.

« Esci fuori demonietto. » dissi come se parlassi a un bambino dispettoso.

Le pareti tremolarono ma l'Arpia non mi diede retta.

« So che puoi sentirmi, voglio solo parlare. » insistei.

Non era tanto esperta, dalle dimensioni delle ali sembrava una bambina ma aveva forza di volontà dovevo ammetterlo.

Sospirai e mi guardai attorno, non ero claustrofobica per fortuna ma essere rinchiusa in un piccolo corridoio circondato da muri di illusioni faceva venire la pelle d'oca.

Mi sedetti a terra perché sentivo già le forze abbandonarmi, non perdeva tempo, mi stava già divorando l'anima lo sentivo.

Appoggiai la nuca al muro e chiusi gli occhi.

Came lo sapeva? Sapeva che sarebbero arrivate le arpie? Per questo mi è venuto a trovare? Perché se fosse finita male…

Scossi la testa, adesso non potevo perdermi in pensieri. Ma fisicamente non c'era molto che potessi fare, sanguinavo ancora un bel po'. 

Mi venne in mente la melodia ipnotica che cantava quella ragazza dagli occhi viola e iniziai a canticchiarla di nuovo, cercando di ricordarmi le parole.

Passò un po' di tempo ma alla fine l'arpia cedette, il corpicino di una bambina uscì dalla parete di fronte a me. Ali nere e ossute le ornavano la schiena, lo sguardo vacuo, le labbra pallide, capelli nerissimi e lisci e abito bianco. Sembrava quasi uscita da un film in bianco e nero. L'unica nota di colore erano le iridi di un rosso vibrante e un fiocco dello stesso tono di rosso legato ai capelli sul lato destro. Non portava scarpe.

Avanzò lentamente verso di me e si chinò per guardarmi negli occhi.

Non smisi di cantare nemmeno un secondo. Era incantata ma non del tutto perché a un certo punto disse: « Le mie sorelle distruggeranno tutto. ».

Rabbrividii a sentire la sua voce così fredda, era elettrica come se l'avessero remixata anche se sotto sentivo lo stesso il tono infantile di una bambina.

Le sue sorelle? 

Segno che non era da sola e di sicuro le altre si stavano occupando di Came e Ebony e pessimisticamente di tutta la città.

Continuai a cantare mantenendo il contatto visivo con lei finché non la vidi incantarsi completamente. 

Era il momento. 

Sembrava solo una bambina per cui esitai non poco ma se non l'avessi fatto mi avrebbe uccisa…

Le presi il viso fra le mani in una presa ferrea e la baciai. La produzione d'acqua dentro di lei aumentò velocemente e a mio comando andò a riempire i polmoni. Si dimenò debolmente premendosi il petto cercando di far uscire l'acqua ma non interruppi il contatto e non ci mise molto a svenire per mancanza di ossigeno.

Sentii un ringhio e il peso sul petto si sollevò improvvisamente prima di aprire VERAMENTE gli occhi.

Vidi l'arpia sputare acqua mentre mi tiravo s u dal letto, le braccia e il fianco mi bruciavano terribilmente. 

Un movimento con la coda dell'occhio attirò la mia attenzione. Came stava trafiggendo il petto di una seconda arpia con un pugnale di ghiaccio. Era uguale alla prima solo con occhi e fiocco fucsia sistemato a sinistra dei capelli questa volta.

Mi sentii afferrare da dietro da due braccia esili e sentii di nuovo che stava mangiando la mia anima, il corpo mi tradì e le forze mi abbandonarono.

Aiuto…

Poi altre due braccia sostituirono quelle dell'arpia ma non durò molto, Came mi mise al collo una collana e attivò il congegno interno del ciondolo che mi risucchiò teletrasportandomi in un posto dove l'acqua di certo non mancava.


Salve cicci belliiiii vi siamo mancate?!?!

Ma CERTO che vi siamo mancate vero?! Vero?!

*grilli*

Va beh… -.-

Spero siate sopravvissuti al cappy chilometrico e miraccomando fateci sapere cosa ne pensate!

Αlla prossima

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