Oggi
sei migliore del tuo “io” di ieri, e domani sarai migliore del
tuo “io” di oggi. Pian piano diventi più forte attraverso le
innumerevoli battaglie. Questo significa essere forti.
Cit.
Anime “Tsubasa Resevoir
Chronicle”
Capitolo
2 parte 1:
Attacco
Pianeta:
Fenicus
Pov
Demetria
Nel
sogno era tutto buio.
Poi, in un battito di ciglia, mi ritrovai sospesa nell' Infinito.
Stelle, pianeti... tutto splendeva creando ogni luce e colore possibili.
-Devi andare sulla Terra...- una voce soprana e infantile parló, rompendo quel silenzio che era il Nulla.
-Chi sei?- chiesi io, lasciandomi scappare una nota in piú di panico nella voce.
-Lo capirai.-
Una bimba mi apparve, sbattendo pigramente le sue ali d'angelo color cenere.
Era una bimba asiatica, con i capelli neri legati in uno chignon e due occhi di diverso colore: uno color ghiaccio e l'altro color malva.
Indossava un abito lungo del colore delle ali e non aveva l'aura.
Mi guardava preoccupata, con la fronte corrugata e le piccole labbra tese in una linea severa.
Qualcosa, sotto di noi, esplose sprigionando una forte onda d'urto e, nel punto dell'esplosione, una nube oscura si disperse.
All'interno della nube qualcosa si muoveva, minaccioso.
La bimba senza aura si lasció cadere sulle ginocchia, nascondendosi il viso fra le mani.
-È tardi!-
La sua voce era disperata e intravidi una lacrima cadergli dal viso.
Poi di nuovo buio.
Ero ferma e niente di me accennava a muoversi.
Sentii qualcosa cadere.
Mi voltai e vidi un corvo morto a terra.
Poi si sentì un ringhio brutale ed infine un urlo agghiacciante.
Poi, in un battito di ciglia, mi ritrovai sospesa nell' Infinito.
Stelle, pianeti... tutto splendeva creando ogni luce e colore possibili.
-Devi andare sulla Terra...- una voce soprana e infantile parló, rompendo quel silenzio che era il Nulla.
-Chi sei?- chiesi io, lasciandomi scappare una nota in piú di panico nella voce.
-Lo capirai.-
Una bimba mi apparve, sbattendo pigramente le sue ali d'angelo color cenere.
Era una bimba asiatica, con i capelli neri legati in uno chignon e due occhi di diverso colore: uno color ghiaccio e l'altro color malva.
Indossava un abito lungo del colore delle ali e non aveva l'aura.
Mi guardava preoccupata, con la fronte corrugata e le piccole labbra tese in una linea severa.
Qualcosa, sotto di noi, esplose sprigionando una forte onda d'urto e, nel punto dell'esplosione, una nube oscura si disperse.
All'interno della nube qualcosa si muoveva, minaccioso.
La bimba senza aura si lasció cadere sulle ginocchia, nascondendosi il viso fra le mani.
-È tardi!-
La sua voce era disperata e intravidi una lacrima cadergli dal viso.
Poi di nuovo buio.
Ero ferma e niente di me accennava a muoversi.
Sentii qualcosa cadere.
Mi voltai e vidi un corvo morto a terra.
Poi si sentì un ringhio brutale ed infine un urlo agghiacciante.
Mi
svegliai di soprassalto, col fiatone.
-Ancora
quel sogno...?- sussurrai, col cuore in gola.
Scossi
la testa e controllai fuori dalla finestra.
A
giudicare la posizione delle lune dovevano essere circa le 5 di
mattino.
Sbuffai.
Avevo
provato di tutto per addormentarmi ma niente.
Se
mi addormentavo ritornava quel sogno. O meglio, incubo.
Mi
alzai lentamente, indugiando sul pavimento freddo.
Afferrai
il mio soprabito di seta nero, lo indossai sopra la mia camicia da
notte verde acqua e uscii da camera mia, imboccando il corridoio a
destra.
Certo,
il Palazzo non era grande, ma era facile perdersi. Di solito per i
nuovo arrivati (camerieri, guardie, ecc...) segnavano delle linee di
gesso sul pavimento per segnare il percorso.
Camminavo
lentamente, osservando i numerosi quadri che abbellivano le pareti.
Quadri di famiglia, dipinti di paesaggi o delle stelle.
Mi
fermai di scatto, davanti ad un quadro particolare.
Mia
madre.
Non
avevo mai visto mia mamma a parte nei numerosissimi quadri in cui era
dipinta.
Da
quello che mi diceva mio fratello Furius, era una donna stupenda.
Lunghi
capelli ricci e castani. Occhi grigio-marroncino, dolci e sinceri.
In
quel quadro aveva in braccio un bambino piccolo, evidentemente
Furius.
Aveva
un sorriso timido e sincero che gli illuminava il viso ma che non
raggiungeva gli occhi. Gli occhi avevano qualcosa di strano... Non
erano felici. Erano come spenti, tristi. Come se avessero pianto per
molto tempo.
Mi
voltai in direzione del Giardino Interno.
Non
c'era molto freddo, ma nell'aria si respirava qualcosa di strano, che
mi fece venire la pelle d'oca.
Alcune
lucciole svolazzavano pigre attorno ai fiori e formavano scie di
luce. Una lucciola solitaria volava sopra il laghetto.
Mi
avvicinai al salice e mi chinai davanti alla lastra di pietra.
-Buongiorno
mamma.- sussurrai dolcemente.
Il
vento mi scompigliò i capelli forti.
-Lo
so dovrei essere a dormire.
Ma...
ho fatto un sogno strano.- spiegai io, gesticolando con le mani. Il
vento si fece più delicato.
Così
parlai del mio sogno, con la voce che ogni tanto tradiva le mie
preoccupazioni.
Dopo
che ebbi finito, il vento soffiò delicato sul mio viso, come a
tranquillizzarmi.
Mi
alzai e, dopo aver salutato mia madre, mi diressi verso le cucine.
Avevo sete.
Aprii
le porte delle cucine e scorsi una figura.
Per
poco non presi un colpo così accesi le luci.
Per
fortuna era solo Alec.
Sospirai
di sollievo e sorrisi.
Alec
si girò di scatto e appena mi vide sfoggiò un sorriso smagliante.
-Demi!
Già sveglia?- ridacchiò lui, versandosi in un bicchiere blu un po'
di latte.
Sorrisi
di ramando e mi sedetti su uno degli sgabelli della penisola che
svettava dai piani di cottura.
Lo
osservai pacata mentre tirava fuori un'altro bicchiere, versandone un
po' di latte, porgendomelo.
I
capelli ondulati neri con riflessi blu erano bagnaticci, forse si era
fatto una doccia, e si appiccicavano sul suo viso, valorizzando
quegli occhi grigio-verdi.
Bevvi
un sorso di latte, beandomi della sua freschezza.
-Sentiamo:
cos'hai sognato?- chiese lui, guardandomi serio dritto negli occhi.
Scossi
la testa: non avevo voglia di parlarne.
Lui
sembrò afferrare il concetto e alzò le mani in segno di resa,
strappandomi un altro sorriso.
Bevvi
un altro sorso di latte e vidi tramutare la sua espressione: sembrava
assorto.
-Se
stai zitto c'è da preoccuparsi.- lo provocai io.
Sembrò
funzionare: un luccichio giocoso si accese nei suoi occhi.
-Ho
anche io un cervello.- ribattè lui alzando un sopracciglio.
-Si
certo...- alzai gli occhi al cielo e scoppiammo a ridere.
Poi,
d'un tratto, tutto tremò.
Alec
si precipitò verso di me e mi fece scendere dallo sgabello.
-Che
sta succedendo?- urlai io sopra il frastuono del terremoto.
-Non
lo so!- urlò lui a sua volta.
Mi
afferrò la mano e, con una velocità disarmante, uscimmo dal
palazzo.
Era
la fine, fu il mio primo pensiero.
Tutto
tremava e nel cielo apparvero numerosi e grossissimi buchi neri.
Trattenni
il fiato, e Alec con me.
D'un
tratto da quei buchi neri ne uscì qualcosa.
E
qualunque cosa fosse non era amichevole.
Più
si avvicinavano più avevo paura e l'adrenalina saliva.
Alec
si trasformò nella sua vera forma (una Fenice Blu) lanciando un
assordante grido e lanciandosi all'attacco.
“Cosa
diavolo sono?” gli chiesi telepaticamente ma lui era troppo
lontano; ormai aveva raggiunto le “cose” che erano uscite dai
buchi neri.
Aguzzai
la vista e un brivido mi percorse la schiena: erano dei mostri
orribili.
Un
corpo ingobbato a gorilla, le zampe con ciascuna tre dita, la testa a
pesce con denti affilati e una lingua biforcuta.
Dalla
testa partiva una cresta rossa che poi si abriva nelle ali
gigantesche e risaltava sulla pelle azzurrastra.
E
gli occhi...
Erano
color del sangue.
Uno
di loro atterrò vicino a me. Da vicino era ancora più terrificante.
-Distruggere...
Mangiare... Fenici...- sibilò lui mostrando i denti e la lingua.
“Finalmente
un po' d'azione!” sogghignai io.
Certo,
avevo una fifa blu, ma potevo farcela.
Dei
flashback mi passarono davanti agli occhi.
-La
Gladii Auras, la Spada dell'Aria, si basa sulla forza dei venti e dei
sentimenti.
Più
i tuoi sentimenti sono forti, più la spada ha potere-
Erano
gli insegnamenti di mio fratello di ritorno dagli Archivi Magici di
Anralrest, il pianeta degli Elfi.
Allungai
il braccio destro e concentrai la mia magia sul palmo della mano.
-Gladii
Auras!- gridai io e nella mia mano apparve la Spada dell'Aria, che
emanava una luce intensa.
Il
mostro ringhiò e si avventò su di me.
Prontamente,
lo schivai e andai addosso a lui con la spada in pugno. Lui mi fermò
grazie alle sue ali gigantesche e mi spinse indietro.
Ci
riprovai e stavolta gli tagliai la testa.
Sorrisi,
vittoriosa, e osservai la testa del mio nemico rotolare.
Mi
girai e mi preparai per aiutare mio cugino.
“Sono
Aliquid!” mi urlò nel pensiero Alec.
Mi
voltai appena in tempo per vedere la scena rivoltante: dalla testa
mozzata si riformò il corpo e dalla testa apparve il resto del
corpo.
-Eh
no così non vale!- imprecai io.
Le
parole di mio fratello mi rimbombarono nella testa:
-Gli
Aliquid sono i mostri del nulla. Nessuno sa da dove vengano né...
come sconfiggerli.-
I
due Aliquid si misero in posizione d'attacco e, di nuovo, mi
assalirono ma io li schivai.
Un
attimo dopo Alec mi era accanto in forma umana che si teneva la
spalla sinistra che sanguinava copiosa.
Ormai
tutta Fenicus lottava.
Milioni
di Fenici contro doppi Aliquid.
Notai
anche due Fenici Rosse molto giovani che si battevano prontamente.
“Ma
quanto dureranno...?” pensai io nel panico.
Poi
una scia di Polvere di Stelle (insolita su Fenicus) attirò la mia
attenzione.
-Devi
andare sulla Terra! Presto!-
Quella
voce... la bambina del sogno!
-Segui
la Polvere di Stelle. È l'unico modo...!- gridava lei disperata.
Afferrai
Alec e lo trascinai di corsa seguendo la scia.
Arrivammo
alla fine dell'isola in cui c'era il Palazzo e la scia formò delle
scale che noi scendemmo di corsa.
-Ci
stanno seguendo!- disse agitato Alec, continuando a correre. Voltai
la testa e vidi gli sguardi famelici di ben sei Aliquid.
La
scia si fermò nei pressi di un piccolo laghetto e ne formò un
cerchio sulla superficie.
-Salta!-
gridò la voce.
-Demi
attenta!- urlò Alec ed entrambe saltammo.
***
Quando
aprii gli occhi avevo un gran mal di testa.
Era
stato un sogno?
Ero
distesa supina su un letto molto morbido, con addosso dei jeans verdi
e una canotta blu.
Voltai
lentamente la testa e osservai la stanza: non era la mia.
Era
abbastanza grande e tutto era bianco, dai mobili alle lenzuola.
Era
tutto scuro a causa delle tende tirate.
Alec
entrò dalla porta e mi si avvicinò.
Indossava
una t-short rossa e dei jeans chiari e strappati.
-Non
ci crederai mai Demi ma... siamo a Parigi!-
Balzai
sul letto e mi alzai di corsa scostando le tende della
porta-finestre.
Fui
abbagliata dalla luce del sole e rimasi a bocca aperta fissando
allibita la Tour Eiffel che svettava su tutti quegli edifici curati e
splendidi dai tetti blu, e gli alberi che formavano ombre sulle
strade.
-Ma
come...? Quando...?- balbettai io.
-Sembra
che il laghetto era un portale. Ha a che fare con il tuo sogno vero?-
disse lui incredibilmente serio.
Annuii
incerta.
Lui
rimase zitto e contemplò con me il meraviglioso paesaggio davanti a
noi. Così diverso dal nostro mondo...
-Fenicus!
Gli Aliquid...- sussurrai io nel panico.
-Ho
provato ogni tipo di incantesimo ma niente non c'è modo di tornare
indietro e...-
Mentre
lui parlava qualcosa, appoggiato sul tavolo del balcone, attirò la
mia attenzione.
Aprii
la porta-finestre e notai che sopra il tavolo c'era una busta.
La
presi in mano e la girai notando una scritta.
All'interno
di questa busta ci sono dei biglietti aerei.
Prendete
l'aereo diretto in Irlanda.
Li,
principessa Demetria, si compirà il tuo Destino.
Buona
fortuna.
Non
c'era nessuna firma.
Alec
si era avvicinato e dopo aver letto corrugò la fronte.
Aprii
la busta ed afferrai i biglietti.
Mi
girai verso Alec, sventolandogli davanti al naso i biglietti.
-Pronto
Alec??!! Si parte!- sorrisi io.
Non sapevo bene a cosa andavo incontro e questo mi faceva un po' paura.
Ma sapevo, che qualunque cosa fosse, avrebbe cambiato la vita di tutti.
Io mi chiamo Demetria Phoenixis e ho 75 anni (15 per i terrestri). Sono la principessa del pianeta Fenicus e sono una Fenice Oscura.
Sapevo bene che quei biglietti sarebbero stati la chiave che avrebbe aperto la mia porta del Destino e l'inizio di una nuova avventura.
E voi? Siete pronti ad ascoltare questa storia?
Angolo
Pazza numero 1
Ecco
qui il secondo cappy!
Sono
felice che in molti abbiate apprezzato il nostro impegno e ve ne sono
eternamente grata! *si inchina davanti allo schermo e ringrazia. Poi
offre biscotti fatti da lei e del the verde*
Ma
chissà che sta succedendo negli altri mondi...*sguardo assorto*
Beh,
non vi resta altro che continuare a seguirci!!!
Vostra
Serena
Ps
Date
un'occhiata alle altre nostre storie su Efp! Ci farebbe piacere
sentire vostre opinioni, anche nelle altre storie.
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