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Capitolo 2 parte 1 - Nena




Oggi sei migliore del tuo “io” di ieri, e domani sarai migliore del tuo “io” di oggi. Pian piano diventi più forte attraverso le innumerevoli battaglie. Questo significa essere forti.

Cit. Anime “Tsubasa Resevoir Chronicle”





Capitolo 2 parte 1:

Attacco



Pianeta: Fenicus
















Pov Demetria



Nel sogno era tutto buio.
Poi, in un battito di ciglia, mi ritrovai sospesa nell' Infinito.
Stelle, pianeti... tutto splendeva creando ogni luce e colore possibili.
-Devi andare sulla Terra...- una voce soprana e infantile parló, rompendo quel silenzio che era il Nulla.
-Chi sei?- chiesi io, lasciandomi scappare una nota in piú di panico nella voce.
-Lo capirai.-
Una bimba mi apparve, sbattendo pigramente le sue ali d'angelo color cenere.
Era una bimba asiatica, con i capelli neri legati in uno chignon e due occhi di diverso colore: uno color ghiaccio e l'altro color malva.
Indossava un abito lungo del colore delle ali e non aveva l'aura.
Mi guardava preoccupata, con la fronte corrugata e le piccole labbra tese in una linea severa.
Qualcosa, sotto di noi, esplose sprigionando una forte onda d'urto e, nel punto dell'esplosione, una nube oscura si disperse.
All'interno della nube qualcosa si muoveva, minaccioso.
La bimba senza aura si lasció cadere sulle ginocchia, nascondendosi il viso fra le mani.
-È tardi!-
La sua voce era disperata e intravidi una lacrima cadergli dal viso.
Poi di nuovo buio.
Ero ferma e niente di me accennava a muoversi.
Sentii qualcosa cadere.
Mi voltai e vidi un corvo morto a terra.
Poi si sentì un ringhio brutale ed infine un urlo agghiacciante.

Mi svegliai di soprassalto, col fiatone.
-Ancora quel sogno...?- sussurrai, col cuore in gola.
Scossi la testa e controllai fuori dalla finestra.
A giudicare la posizione delle lune dovevano essere circa le 5 di mattino.
Sbuffai.
Avevo provato di tutto per addormentarmi ma niente.
Se mi addormentavo ritornava quel sogno. O meglio, incubo.
Mi alzai lentamente, indugiando sul pavimento freddo.
Afferrai il mio soprabito di seta nero, lo indossai sopra la mia camicia da notte verde acqua e uscii da camera mia, imboccando il corridoio a destra.
Certo, il Palazzo non era grande, ma era facile perdersi. Di solito per i nuovo arrivati (camerieri, guardie, ecc...) segnavano delle linee di gesso sul pavimento per segnare il percorso.
Camminavo lentamente, osservando i numerosi quadri che abbellivano le pareti. Quadri di famiglia, dipinti di paesaggi o delle stelle.
Mi fermai di scatto, davanti ad un quadro particolare.
Mia madre.
Non avevo mai visto mia mamma a parte nei numerosissimi quadri in cui era dipinta.
Da quello che mi diceva mio fratello Furius, era una donna stupenda.
Lunghi capelli ricci e castani. Occhi grigio-marroncino, dolci e sinceri.
In quel quadro aveva in braccio un bambino piccolo, evidentemente Furius.
Aveva un sorriso timido e sincero che gli illuminava il viso ma che non raggiungeva gli occhi. Gli occhi avevano qualcosa di strano... Non erano felici. Erano come spenti, tristi. Come se avessero pianto per molto tempo.
Mi voltai in direzione del Giardino Interno.
Non c'era molto freddo, ma nell'aria si respirava qualcosa di strano, che mi fece venire la pelle d'oca.
Alcune lucciole svolazzavano pigre attorno ai fiori e formavano scie di luce. Una lucciola solitaria volava sopra il laghetto.
Mi avvicinai al salice e mi chinai davanti alla lastra di pietra.
-Buongiorno mamma.- sussurrai dolcemente.
Il vento mi scompigliò i capelli forti.
-Lo so dovrei essere a dormire.
Ma... ho fatto un sogno strano.- spiegai io, gesticolando con le mani. Il vento si fece più delicato.
Così parlai del mio sogno, con la voce che ogni tanto tradiva le mie preoccupazioni.
Dopo che ebbi finito, il vento soffiò delicato sul mio viso, come a tranquillizzarmi.
Mi alzai e, dopo aver salutato mia madre, mi diressi verso le cucine. Avevo sete.
Aprii le porte delle cucine e scorsi una figura.
Per poco non presi un colpo così accesi le luci.
Per fortuna era solo Alec.
Sospirai di sollievo e sorrisi.
Alec si girò di scatto e appena mi vide sfoggiò un sorriso smagliante.
-Demi! Già sveglia?- ridacchiò lui, versandosi in un bicchiere blu un po' di latte.
Sorrisi di ramando e mi sedetti su uno degli sgabelli della penisola che svettava dai piani di cottura.
Lo osservai pacata mentre tirava fuori un'altro bicchiere, versandone un po' di latte, porgendomelo.
I capelli ondulati neri con riflessi blu erano bagnaticci, forse si era fatto una doccia, e si appiccicavano sul suo viso, valorizzando quegli occhi grigio-verdi.
Bevvi un sorso di latte, beandomi della sua freschezza.
-Sentiamo: cos'hai sognato?- chiese lui, guardandomi serio dritto negli occhi.
Scossi la testa: non avevo voglia di parlarne.
Lui sembrò afferrare il concetto e alzò le mani in segno di resa, strappandomi un altro sorriso.
Bevvi un altro sorso di latte e vidi tramutare la sua espressione: sembrava assorto.
-Se stai zitto c'è da preoccuparsi.- lo provocai io.
Sembrò funzionare: un luccichio giocoso si accese nei suoi occhi.
-Ho anche io un cervello.- ribattè lui alzando un sopracciglio.
-Si certo...- alzai gli occhi al cielo e scoppiammo a ridere.
Poi, d'un tratto, tutto tremò.
Alec si precipitò verso di me e mi fece scendere dallo sgabello.
-Che sta succedendo?- urlai io sopra il frastuono del terremoto.
-Non lo so!- urlò lui a sua volta.
Mi afferrò la mano e, con una velocità disarmante, uscimmo dal palazzo.
Era la fine, fu il mio primo pensiero.
Tutto tremava e nel cielo apparvero numerosi e grossissimi buchi neri.
Trattenni il fiato, e Alec con me.
D'un tratto da quei buchi neri ne uscì qualcosa.
E qualunque cosa fosse non era amichevole.
Più si avvicinavano più avevo paura e l'adrenalina saliva.
Alec si trasformò nella sua vera forma (una Fenice Blu) lanciando un assordante grido e lanciandosi all'attacco.
Cosa diavolo sono?” gli chiesi telepaticamente ma lui era troppo lontano; ormai aveva raggiunto le “cose” che erano uscite dai buchi neri.
Aguzzai la vista e un brivido mi percorse la schiena: erano dei mostri orribili.
Un corpo ingobbato a gorilla, le zampe con ciascuna tre dita, la testa a pesce con denti affilati e una lingua biforcuta.
Dalla testa partiva una cresta rossa che poi si abriva nelle ali gigantesche e risaltava sulla pelle azzurrastra.
E gli occhi...
Erano color del sangue.
Uno di loro atterrò vicino a me. Da vicino era ancora più terrificante.
-Distruggere... Mangiare... Fenici...- sibilò lui mostrando i denti e la lingua.
Finalmente un po' d'azione!” sogghignai io.
Certo, avevo una fifa blu, ma potevo farcela.
Dei flashback mi passarono davanti agli occhi.
-La Gladii Auras, la Spada dell'Aria, si basa sulla forza dei venti e dei sentimenti.
Più i tuoi sentimenti sono forti, più la spada ha potere-
Erano gli insegnamenti di mio fratello di ritorno dagli Archivi Magici di Anralrest, il pianeta degli Elfi.
Allungai il braccio destro e concentrai la mia magia sul palmo della mano.
-Gladii Auras!- gridai io e nella mia mano apparve la Spada dell'Aria, che emanava una luce intensa.
Il mostro ringhiò e si avventò su di me.
Prontamente, lo schivai e andai addosso a lui con la spada in pugno. Lui mi fermò grazie alle sue ali gigantesche e mi spinse indietro.
Ci riprovai e stavolta gli tagliai la testa.
Sorrisi, vittoriosa, e osservai la testa del mio nemico rotolare.
Mi girai e mi preparai per aiutare mio cugino.
Sono Aliquid!” mi urlò nel pensiero Alec.
Mi voltai appena in tempo per vedere la scena rivoltante: dalla testa mozzata si riformò il corpo e dalla testa apparve il resto del corpo.
-Eh no così non vale!- imprecai io.
Le parole di mio fratello mi rimbombarono nella testa:
-Gli Aliquid sono i mostri del nulla. Nessuno sa da dove vengano né... come sconfiggerli.-
I due Aliquid si misero in posizione d'attacco e, di nuovo, mi assalirono ma io li schivai.
Un attimo dopo Alec mi era accanto in forma umana che si teneva la spalla sinistra che sanguinava copiosa.
Ormai tutta Fenicus lottava.
Milioni di Fenici contro doppi Aliquid.
Notai anche due Fenici Rosse molto giovani che si battevano prontamente.
Ma quanto dureranno...?” pensai io nel panico.
Poi una scia di Polvere di Stelle (insolita su Fenicus) attirò la mia attenzione.
-Devi andare sulla Terra! Presto!-
Quella voce... la bambina del sogno!
-Segui la Polvere di Stelle. È l'unico modo...!- gridava lei disperata.
Afferrai Alec e lo trascinai di corsa seguendo la scia.
Arrivammo alla fine dell'isola in cui c'era il Palazzo e la scia formò delle scale che noi scendemmo di corsa.
-Ci stanno seguendo!- disse agitato Alec, continuando a correre. Voltai la testa e vidi gli sguardi famelici di ben sei Aliquid.
La scia si fermò nei pressi di un piccolo laghetto e ne formò un cerchio sulla superficie.
-Salta!- gridò la voce.
-Demi attenta!- urlò Alec ed entrambe saltammo.
***
Quando aprii gli occhi avevo un gran mal di testa.
Era stato un sogno?
Ero distesa supina su un letto molto morbido, con addosso dei jeans verdi e una canotta blu.
Voltai lentamente la testa e osservai la stanza: non era la mia.
Era abbastanza grande e tutto era bianco, dai mobili alle lenzuola.
Era tutto scuro a causa delle tende tirate.
Alec entrò dalla porta e mi si avvicinò.
Indossava una t-short rossa e dei jeans chiari e strappati.
-Non ci crederai mai Demi ma... siamo a Parigi!-
Balzai sul letto e mi alzai di corsa scostando le tende della porta-finestre.
Fui abbagliata dalla luce del sole e rimasi a bocca aperta fissando allibita la Tour Eiffel che svettava su tutti quegli edifici curati e splendidi dai tetti blu, e gli alberi che formavano ombre sulle strade.
-Ma come...? Quando...?- balbettai io.
-Sembra che il laghetto era un portale. Ha a che fare con il tuo sogno vero?- disse lui incredibilmente serio.
Annuii incerta.
Lui rimase zitto e contemplò con me il meraviglioso paesaggio davanti a noi. Così diverso dal nostro mondo...
-Fenicus! Gli Aliquid...- sussurrai io nel panico.
-Ho provato ogni tipo di incantesimo ma niente non c'è modo di tornare indietro e...-
Mentre lui parlava qualcosa, appoggiato sul tavolo del balcone, attirò la mia attenzione.
Aprii la porta-finestre e notai che sopra il tavolo c'era una busta.
La presi in mano e la girai notando una scritta.
All'interno di questa busta ci sono dei biglietti aerei.
Prendete l'aereo diretto in Irlanda.
Li, principessa Demetria, si compirà il tuo Destino.
Buona fortuna.
Non c'era nessuna firma.
Alec si era avvicinato e dopo aver letto corrugò la fronte.
Aprii la busta ed afferrai i biglietti.
Mi girai verso Alec, sventolandogli davanti al naso i biglietti.
-Pronto Alec??!! Si parte!- sorrisi io.
Non sapevo bene a cosa andavo incontro e questo mi faceva un po' paura.
Ma sapevo, che qualunque cosa fosse, avrebbe cambiato la vita di tutti.






Io mi chiamo Demetria Phoenixis e ho 75 anni (15 per i terrestri). Sono la principessa del pianeta Fenicus e sono una Fenice Oscura.
Sapevo bene che quei biglietti sarebbero stati la chiave che avrebbe aperto la mia porta del Destino e l'inizio di una nuova avventura.
E voi? Siete pronti ad ascoltare questa storia?














Angolo Pazza numero 1
Ecco qui il secondo cappy!
Sono felice che in molti abbiate apprezzato il nostro impegno e ve ne sono eternamente grata! *si inchina davanti allo schermo e ringrazia. Poi offre biscotti fatti da lei e del the verde*
Ma chissà che sta succedendo negli altri mondi...*sguardo assorto*
Beh, non vi resta altro che continuare a seguirci!!!
Vostra
Serena
Ps
Date un'occhiata alle altre nostre storie su Efp! Ci farebbe piacere sentire vostre opinioni, anche nelle altre storie.


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